PERFETTA ACCOGLIENZA VALDOSTANA

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Il Pilier d’Angle è un piccolo hotel a Entréves, pochi chilometri da Courmayeur verso il traforo del Monte Bianco, ricavato da tre chalet connessi da passaggi. Deve il suo nome alla passione per la montagna del suo proprietario, nota guida alpina, che ha chiamato la sua “creatura” come il torrione a spigolo che costituisce la via più impegnativa di ascesa al Monte Bianco. Recentemente l’hotel è entrato inLogis Hotels, catena francese di alberghi europei di charme, accoglienti e con forte tipicità territoriale
E’ intimo, pieno dello charme del legno e dei caminetti accesi d’inverno, con un’accoglienza famigliare ma piena delle piccole cortesie e attenzioni che fanno di un soggiorno un gradevole ricordo e una promessa di ritorno.
E’ il posto ideale, dopo una giornata sulla neve, ci si rilassa a Serendip, la piccola Spa che come “pezzo forte” esibisce una vasca idromassaggio sulla terrazza, in mezzo alla neve, con vista sul Bianco.20140211_115922
E soprattutto si mangia l’autentica cucina valdostana a La Taverna,bookrist1 il ristorante gourmet, in una sala raccolta che un tempo fu la stalla, foderata di legno, con i tavoli intorno ad uno scoppiettante caminetto. Qui, da molti anni, accoglie gli ospiti Maria Grazia Fara, maitre e somellier arrivata dalla Sardegna, ma che ama questi luoghi e ne conosce i vini meglio di un valdostano Doc. Sorriso e cortesia sono il contorno a un  consiglio competente sui vini  valdostani, e poi ci si può lasciare tentare dai piatti classici di queste montagne. Da provare i salumi locali, la motsetta, carne secca di bovino e il lardo di Arnad, mangiati nel modo classico, pane nero e castagne, così come il prosciutto alla brace di Saint’Oyen che si mangia con la polenta.IMG_1020 Le zuppe qui sono una tentazione irrinunciabile: quella alla valpellinetse, con il pane nero, il cavolo e la fontina, e quella gratinata di cipolle. Ma il vero senso di condivisione del cibo di montagna, oltre all’allegria della ritualità legata alle preparazioni tradizionali, vengono da alcuni “classici”. La Raclette, col formaggio fuso da mangiare con le patate e i sottacenti, la Pierrade, la pietra calda su cui cuocere varie carni e verdure, la Fondue Bourguignonne, con i bocconi cotti nell’olio bollente e, per i vegetariani, la piemontese Bagna Cauda, mix di verdure da intingere nella salsa calda di olio, aglio, acciughe e burro. Per i “fondisti” della tavola, il modo più degno di concludere la cena è con le pere Martin cotte nel vino rosso speziato, magari accompagnate dal un bicchiere di Barolo Chinato. Per la digestione davanti al fuoco si resta in valle: Ebo Lebo, amaro d’erbe locale o la Vuassa di Papà Marcel, in versione “idraulico liquido”, cioè la Tournevis, mitico mix di spezie della zona.

 

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